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Ti alleni tanto e non cresci: il problema può essere a tavola

21 set
Tempo di lettura: 4 min

Ti alleni con costanza. I carichi salgono, le sedute non le salti, il programma lo segui alla lettera. Eppure allo specchio, e sulla bilancia, non cambia quasi niente.


È una delle situazioni che incontro più spesso in studio. E quasi sempre la risposta non sta nella scheda di allenamento, ma in quello che succede nelle altre ventidue ore della giornata.


Il muscolo si costruisce in palestra, il materiale arriva dalla nutrizione

L'allenamento è lo stimolo: dice al corpo che serve più tessuto muscolare di quanto ce ne sia adesso. Ma uno stimolo, da solo, non costruisce nulla.


Perché quel segnale diventi massa muscolare servono materiali ed energia. E quelli arrivano da quello che mangi, non dalla serie in più.


È il motivo per cui due persone che seguono lo stesso programma possono ottenere risultati molto diversi: la differenza, spesso, non è nel gesto tecnico ma nella nutrizione che c'è intorno.


Senza energia disponibile non si costruisce

Per aumentare la massa muscolare il corpo deve avere a disposizione più energia di quanta ne utilizzi. Non è un dettaglio da sistemare più avanti: è la condizione di partenza.


Chi si allena molto e mangia poco si trova in una posizione scomoda. Lo stimolo c'è, la risposta no, perché tutta l'energia disponibile viene impiegata per far funzionare quello che già esiste.


Il risultato tipico è proprio quello di cui parlavamo: mesi di lavoro serio e un corpo che resta fermo dov'era.


Questo non significa mangiare senza criterio. Significa che il bilancio energetico della giornata va costruito con la stessa attenzione con cui costruisci il programma di allenamento.


Le proteine contano, ma non funzionano così

Le proteine sono il nutriente di cui si parla di più, e anche quello su cui girano le semplificazioni peggiori.


La più diffusa è che aumentarle all'infinito porti risultati proporzionali. Non è così: oltre una certa quota il corpo non ne fa un uso migliore, e quello che eccede viene semplicemente utilizzato in altro modo.


Quello che conta davvero sono due cose:


  • la quantità totale della giornata, non il singolo pasto e nemmeno il singolo integratore

  • la distribuzione, cioè come quella quantità viene divisa fra i pasti


Concentrare quasi tutte le proteine a cena, per esempio, lascia scoperte le ore in cui il recupero è già in corso. Dividerle su tre o quattro momenti della giornata permette di sostenere meglio la sintesi proteica: è una scelta che, a parità di totale, può contribuire a un risultato diverso.


I carboidrati non sono il nemico

C'è una convinzione dura a morire: per restare asciutti bisogna ridurre i carboidrati il più possibile.


Sembra una scelta prudente, ma ha un costo che si vede in palestra prima che allo specchio. I carboidrati sono il carburante principale del lavoro ad alta intensità: con poca disponibilità la qualità delle serie cala, i tempi di recupero fra una seduta e l'altra si allungano, e lo stimolo che arriva al muscolo è più debole.


Ti sei mai chiesto perché certe settimane le stesse ripetizioni pesano il doppio? Spesso la risposta non è la stanchezza mentale: è che stai chiedendo al corpo di lavorare senza avergli dato di che farlo.


Togliere carburante all'allenamento, in molti casi, significa allenarsi peggio. Non costruire di più.


Il recupero è parte del lavoro, non una pausa

Il muscolo non cresce durante la seduta. Cresce fra una seduta e l'altra, quando il corpo ha il tempo e le condizioni per farlo.


Questo mette due cose sullo stesso piano dell'allenamento:


  • il sonno, per regolarità e durata, non solo per quantità

  • i giorni di scarico, che non sono tempo perso ma la parte in cui il lavoro fatto viene consolidato


Chi si allena sei giorni su sette dormendo cinque ore sta chiedendo al corpo di costruire e di ripararsi nello stesso momento, con meno risorse di quante ne servano.


Da dove partire, in concreto

Se ti riconosci in questa situazione, prima di cambiare programma prova a guardare la giornata alimentare con la stessa serietà con cui guardi la scheda.


  1. Verifica quanto mangi davvero in una giornata tipo, per qualche giorno di seguito e senza modificare le tue abitudini.

  2. Controlla dove sono le proteine: se sono quasi tutte in un unico pasto, c'è spazio per lavorarci.

  3. Guarda i carboidrati intorno all'allenamento, non solo il totale.

  4. Metti il sonno nel conto, insieme alle sedute.


Sono quattro osservazioni, non una dieta. Servono a capire se il problema è dove pensavi che fosse.


Quando ha senso farsi seguire

Se l'allenamento è in ordine da mesi e i risultati non arrivano, aggiungere un esercizio raramente cambia le cose. Quello che cambia è ricostruire il quadro completo: composizione corporea, fabbisogno energetico reale, distribuzione dei nutrienti nella giornata e nel periodo di allenamento che stai attraversando.


È esattamente il lavoro che faccio in studio con chi si allena, a livello amatoriale come agonistico: partire dai dati, capire da dove nasce il blocco, e costruire una strategia sostenibile nel tempo invece di un programma da reggere per tre settimane.


Se vuoi confrontarti sulla tua situazione, puoi scrivermi o fissare una prima visita.


Dott. Mario Francesco Sicilia — Biologo Nutrizionista Via Benito Falvo 6 (angolo via Panebianco), 87100 Cosenza


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